Progetto di restauro di Palazzo Rasponi dalle Teste in Ravenna

Progetto di restauro di Palazzo Rasponi dalle Teste in Ravenna

Ravenna, Italia

Progetto di restauro di Palazzo Rasponi dalle Teste in Ravenna

Domus Restoration and Conservation Award
Project carried out with Fassa Bortolo products

Credits

Client

Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna

Collaborators

Ulrich Seum, Giorgio D’Albano, Federica Finelli, Federica Stupazzini, Roberta Zanoli

Authors

Pier Luigi Cervellati

Il palazzo Rasponi dalle Teste venne costruito agli inizi del XVIII secolo per volere di Giovanni Rasponi (vescovo di Forlì dal 1660 al 1714) e del fratello Giuseppe, in una zona della città di Ravenna dove sorgevano, fin dal XV secolo, abitazioni della famiglia Rasponi.

Tecnical drawings:

Extended report:

Relazione estesa

Per comprendere il “senso” di questo intervento è necessario ripercorrere l’approfondimento dell’analisi architettonica e storica, compiuto prima e in particolare durante i lavori di riqualificazione, consolidamento e restauro del Palazzo.
Dai documenti d’archivio si fa risalire al 1690 la volontà di accorpare in un unico palazzo tre abitazioni preesistenti di proprietà della famiglia Rasponi. Non si ha la certezza che esistesse un progetto definitivo unitario per il primo nucleo aggregativo, ma in ogni caso la conformazione attuale del palazzo è avvenuta nel tempo per aggiunte successive. Sul finire del XIX secolo un’importante modifica dell’assetto planimetrico interessa l’edificio: nel 1877 i fratelli Rasponi Dalle Teste, infatti, ottengono dalla Commissione Comunale d’Ornato il permesso di demolire un fabbricato annesso al palazzo che si affacciava sull’attuale via Luca Longhi, e del quale venne conservato solamente il muro esterno prospiciente la via. Sempre a questo periodo risale la ristrutturazione dell’ala sud-est, sull’attuale via Massimo D’Azeglio.

Successivamente, nel 1938 viene aperto lo spazio davanti al fronte principale l’attuale Piazza J. F. Kennedy, demolendo un isolato di impianto medievale. Durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale il palazzo subisce diversi danni, in particolare viene gravemente danneggiato l’affresco che ornava il soffitto del salone del piano nobile.

Nel 1950 viene rinnovata e ristrutturata tutta la porzione che prospetta su via Mafalda di Savoia, con trasformazione in garage al piano terra e abitazioni al primo piano, utilizzando laterocemento per le strutture portanti e per i solai, e mantenendo invece l’involucro esterno pressoché inalterato.
Nel corso della seconda metà del Novecento sono stati eseguiti diversi lavori di ristrutturazione all’interno dell’edificio, al fine di adeguarlo ai vari usi succedutisi nel tempo.

Nel 1977 il palazzo è venduto al Comune di Ravenna, mentre nel corso degli anni Ottanta e Novanta vengono eseguiti altri lavori all’interno del palazzo, per poterlo utilizzare come sede universitaria.
Nei primi anni del XXI secolo, infine, il Palazzo viene abbandonato.

Con l’apertura del cantiere di restauro si è potuto costatare che ogni intervento -successivo alla prima fase- ha cancellato e/o coperto l’impianto interno e le decorazioni precedenti. Si sono potuti così mettere in luce solai lignei a cassettoni dipinti, coperti da anonimi solai a voltine che avevano sostituito a loro volta precedenti solai -sempre a volta- con raffinati decori di metà ottocento; ovvero solai lignei settecenteschi in parte sostituiti con altri solai –sempre in legno- con decori della fine ottocento di buona qualità stilistica.

Con la costante presenza della Soprintendenza si è proceduto eliminando ciò che in modo anonimo aveva sostituito (specie nel secondo dopoguerra quando il Palazzo fu ristrutturato per riparare i ripetuti danneggiamenti bellici) o coperto lacerti di decori a “fresco”. Gli stucchi della volta dello scalone sono stati eseguiti da “decoratori veneziani (nel) 1936” e si percepisce un tardo stile liberty che contrasta con le “teste” dell’ala che prospetta su via d’Azeglio in cui si nota il modellato sobrio specifico di chi invece della pietra usa l’argilla che metterà a cottura e dipingerà in modo diverso da chi ha operato con la pietra d’Istria, all’inizio, o la pietra di San Leo, verso fine settecento.

In breve, tutti e tre i secoli di costruzione della fabbrica sono oggi chiaramente leggibili grazie all’intervento di restauro che ha eliminato le superfetazioni conservando le tracce d’intervento sul palazzo legate al mutamento dei gusti nei secoli. Là dove la ricostruzione post bellica ha sostituito in modo sciatto la struttura originale –come nelle ex-scuderie, si è proceduto con un nuovo intervento volutamente appartenete al nostro tempo, lasciando quasi inalterate le facciate su strada in quanto del tutto conformi con le facciate delle case circostanti.

Dei differenti usi e delle trasformazioni avvenute nel corso di oltre tre secoli, inalterata è rimasta l’idea progettuale del vescovo Giovanni (arcivescovo di Forlì), che era stato pro legato pontificio in Francia, coetaneo di Luigi XIV, di cui rimase affascinato per tutta la vita e che cercò –proprio con questo palazzo- di ripeterne (pur nella ristrettissima dimensione della città ) la fastosità e singolarità. Nessuna delle diverse attribuzioni fatte nel secolo scorso per identificarne l’autore è stata soddisfacente, soprattutto alla luce del testamento reso noto in questi ultimi anni e tale da stravolgere le interpretazioni fatte per un fabbricato che presenta peculiarità assolute (e in particolare per Ravenna). Dal piano nobile posto nel secondo livello alla dimensione del fabbricato e alla sua diversa organizzazione funzionale. E tuttavia, nei tre secoli della sua costruzione, inalterata è rimasta l‘aspirazione iniziale, quella di stupire, realizzando un complesso che apparisse per colore e dimensione il più fastoso (e grandioso) di tutta la città.

Non si è trattato quindi di un mero consolidamento o di un ripristino filologico degli interni e degli esterni, quanto di un restauro inteso quale restituzione – innovazione della visione progettuale del vescovo (suo occulto artefice). Senz’altro alterata nel corso del tempo, pur rimanendo traccia non solo in superficie ma proprio nella struttura, nei traguardi prospettici che si legano nello scalone monumentale, lo oltrepassano e sconfinano in quella cosiddetta “cattura dell’infinito” propria della cultura barocca. Ricomponendo questi prospettici assi /traguardi ottici, lo stupore esterno si riflette all’interno conferendo unitarietà a un complesso architettonico del quale i tanti autori capomastri (oltre gli eredi) sono rimasti fedeli nel corso dei secoli. Ed è questa volontà dell’artefice/progettista che si è voluta perseguire ed evidenziare con questo lavoro. Un lavoro che intende far risaltare le diverse storie edilizie, le tecnica costruttive e decorative, soprattutto l’invenzione originale progettuale, che ad eccezione degli ultimi interventi del secolo scorso, continua a stupire.

Il palazzo è composto di tre parti che nel loro insieme occupano un intero isolato nel centro storico di Ravenna, con superficie lorda complessiva di quasi 5.500 mq.
La parte monumentale ha la facciata principale che prospetta su l’attuale piazza Kennedy, con corte/giardino all’interno. La particolare rilevanza artistica e architettonica è data dalla singolare conformazione derivante dal Piano Nobile situato al secondo livello. Ciò ha comportato la realizzazione di un androne a doppia altezza, che divide di fatto i primi due piani del palazzo, e la costruzione di uno scalone che porta con solo tre rampe al salone d’onore e alle sale di rappresentanza -in origine residenza del Vescovo Giovanni- riccamente decorate con affreschi, stucchi a tutto tondo e solai lignei.

L’ala destra del palazzo, prospiciente l’attuale via D’Azeglio e formante una “L” con il corpo principale, appartiene al XIX sec.e ingloba fabbricati 5-6centeschi. Anche in questa ala si trovano soffitti finemente decorati. La terza parte, originariamente adibita a scuderie e abitazioni della servitù, è stata bombardata e ricostruita nel secondo dopoguerra.

Principi d’intervento, soluzioni tecniche e architettoniche adottate

Il progetto di restauro ha rispettato e riproposto tutte le caratteristiche della costruzione storica, adottandola alle nuove funzioni di attività espositiva e di sviluppo culturale-turistico della città, alle esigenze impiantistiche e ai requisiti antincendio con mantenimento e rinforzo dei solai lignei esistenti con garanzia antincendio REI 30.

Nella scelta degli interventi strutturali sono stati adottati principi finalizzati al “minimo intervento” in quanto il miglioramento sismico è stato ottenuto potenziando le capacità di resistenza delle strutture esistenti (dai solai- alle coperture-alle murature) senza sostituzioni o alterazioni, consentendo di tutelare e valorizzare al meglio le notevoli caratteristiche storiche e di pregio del complesso edilizio. Vediamo nel dettaglio.

Il palazzo, caratterizzato da una forma a L con lati di 57 i e 44 metri circa, è costruito prevalentemente con murature di mattoni e solai in legno ed ha caratteristiche di notevole resistenza e rigidezza e, nonostante sia edificato su un terreno infido come notoriamente è il terreno di Ravenna, si presenta ancor oggi, dopo vari secoli, in una situazione di sostanziale stabilità e buona conservazione.

Prima dell’intervento erano comunque presenti alcuni fenomeni di degrado, alcuni dissesti e alcune carenze strutturali (rispetto alle esigenze di sicurezza ed agibilità attuali) che è stato opportuno rilevare.
Da un’attenta analisi delle lesioni, delle deformazioni e degli interventi di ripristino effettuati nei secoli, è stato rilevato che i maggiori dissesti si sono verificati in tempi prossimi alla costruzione e successivamente si sono in buona parte stabilizzati.

Il progetto non ha previsto un intervento di realizzazione di nuove fondazioni profonde capaci di trasferire i carichi tramite pali o micropali a strati di terreno maggiormente consolidati, in quanto tale operazione, che si sarebbe dovuta estendere anche a tutti i muri interni, oltre a risultare enormemente costosa, avrebbe distrutto il pregevole sistema storico di fondazioni a volte rovesce e avrebbe portato, in realtà, a miglioramenti modesti.

E’ sembrato invece più ragionevole proporre un insieme di interventi di miglioramento e “legatura” dell’immobile combinati per quanto possibile con la riduzione delle masse (uso di massetti alleggeriti e tamponamenti in cartongesso), in modo da raggiungere una adeguata rigidezza complessiva, più che sufficiente a garantire la stabilità e l’utilizzabilità piena del fabbricato, se pure in presenza di qualche, eventuale, futura “ruga”, segno della sua storia.

Inoltre, il rifacimento di tutto il sistema di scarico ed allontanamento delle acque reflue e meteoriche ha garantito l’assenza di acque superficiali nel terreno fondale così da ridurre le problematiche relative all’umidità dei locali ed ai i cedimenti differenziali dati da variazioni di capacità portante del terreno.
I principali interventi progettati sono stati i seguenti:

  • realizzazione di uno scannafosso nella parte prospiciente alla corte interna usato sia per il passaggio degli impianti che per consentire una migliore protezione all’umidità del terreno;

  • consolidamento e rinforzo dei pilastri dell’androne attraverso la realizzazione di fondazioni (prima inesistenti) in c.a. e muratura;

  • recupero della pavimentazione dell’androne (smontaggio previo rilievo con numerazione dei conci e pulizia degli stessi), mantenimento e verifica delle strutture voltate antiche di fondazione, messa in opera di elementi ad igloo, con sottostante vespaio areato, massetto armato e ricollocazione dei conci in pietra nella stessa posizione di quelli originale;

  • consolidamento (e verifica REI) dei solai lignei con inserimento di connettori metallici ancorati ad una soletta armata;

  • demolizione di un solaio in acciaio e laterizio e realizzazione dell’orizzontamento con la stessa tipologia che si presume avesse in origine, ossia con una volta in muratura di mattoni (con inserimento di 

    E’ stato incatenamenti metallici che assorbono le spinte orizzontali della volta);

    ricostituzione di due solai in legno;
    realizzazione di nuovi orizzontamenti in acciaio in due locali tecnici;
    consolidamento delle volte esistenti in muratura attraverso l’inserimento di fibre in carbonio; consolidamento delle lesioni nelle murature attraverso l’iniezione di boiacca di calce in modo da ripristinare la coesione nello spessore murario;

    realizzazione di nuove scale e ascensori con struttura in acciaio;
    consolidamento e risanamento del pianerottolo di arrivo al piano nobile dello scalone principale

    attraverso la messa in opera di tiranti in acciaio inox nello spessore del pianerottolo ;
    rifacimento della copertura del corpo “ex scuderie” (frutto di recenti interventi) con travi lignee lamellari tipo Boomerang, utilizzando il sistema “tetto ventilato” e riposizionamento dei coppi preesistenti… realizzazione in cartongesso di tutte le tramezzature leggere allo scopo di rendere reversibile l’intervento; recupero dei pavimenti originali in cotto – dove non possibile il rifacimento con caratteristiche identiche (tipologia di argilla, formato..), adottando soluzioni di riscaldamento a pavimento;
    recupero delle porte ed degli infissi esistenti inserendo vetri con maggiori prestazioni di tenuta termica e realizzazione di nuovi in armonia con i preesistenti;
    restauro dei decori originali e ottocenteschi scoperti sotto vari strati di intonaco e tinteggiatura, restauro dei cassettonati e dei decori rinvenuti nei solai lignei, recuperati in accordo con la Soprintendenza; restauro e sagramatura delle facciate esterne (a seguito del rinvenimento di tracce della sagramatura originale)

    inoltre progettato e messo in atto un progetto esecutivo dei materiali costitutivi:

    Superfici esterne

    • messa in sicurezza delle parti precarie con verifica dell’adesione di tutti gli elementi aggettanti e consolidamento di distacchi o decoesioni con iniezioni di resine acriliche in emulsione e malta idraulica addittivata con inerte micronizzato;

    • disinfestazione della patina biologica e asportazione di depositi;

    • pulitura diffusa delle superfici con idrolavaggio a bassa pressione e rimozione di concrezione e

      incrostazioni (croste nere) con impacchi di bicarbonato d’ammonio;

    • stuccatura di lesioni, fessurazioni e parti mancanti, utilizzando materiali affini al supporto per colore e

      granulometria;

    • tutte le superfici sono state trattate con protettivo finale.

      Apparati decorativi interni (cassettonati lignei, stucchi, decorazioni murarie su intonaco).

    • Rimozione dei depositi incoerenti, con pennelli e spazzolini morbidi. Nella fase di preconsolidamento si è proceduto alla messa in sicurezza di tutte le parti mobili utilizzando specifici adesivi o consolidanti;

    • Consolidamento della superficie con problemi di decoesione e adesione, al substrato con iniezioni di emulsione acrilica e malta idraulica;

    • Rimozione di stuccature e/o altri elementi incongrui; 

    • Stuccatura di lacune, lesioni, mancanze e discontinuità superficiali con malte a base di calce e inerte idoneo per granulometria a cromatismo;

      In fase finale è stato applicato un protettivo, adatto per consistenza e composizione al supporto.

      Aspetti funzionali dell’edificio e alla funzionalità degli ambienti

      Il progetto rispetta la distribuzione orizzontale e verticale originale del palazzo. Nuovi corpi scale a prova di fumo e ascensori con strutture metalliche, realizzate nelle zone di minor pregio garantiscono il deflusso in sicurezza delle persone. Soluzioni specifiche di accesso permettono la fruibilità indipendente delle funzioni pubbliche/espositive.

      Per quanto riguarda le soluzioni volte all’integrazione impiantistica e architettonica è stato utilizzato un approccio di tipo sistematico, dall’analisi dello stato di fatto alla progettazione delle singoli fasi con particolare attenzione alla gestione finale dell’immobile e alla manutenzione, nonché al controllo della qualità durante la fase di realizzazione.

      Una particolare soluzione è stata studiata per il collocamento delle macchine UTA nel sottotetto del volume delle ex-scuderie, che permette l’areazione attraverso la copertura, mantenendo l’utilizzo dei coppi antichi: dall’esterno nulla è visibile! Anche negli ambienti interni si è cercato di adottare soluzioni a maggiore garanzia del contesto storico evitando sia i componenti impiantistici a vista, dove possibile, sia la realizzazione di “tracce” che potevano compromettere il paramento murario storico: riscaldamento a pavimento, distribuzione elettrica e impiantistica a pavimento, controllo del livello luminoso via wireless, raggruppamento funzionale dei componenti in locali tecnici di piano. 

Timeline:

2011

Progetto esecutivo

2014

Realizzazione

sheets:

Site:

www.studiocervellati.it