Restauro del coro d'inverno e della cantoria della basilica di San Clemente

Restauro del coro d'inverno e della cantoria della basilica di San Clemente

Rome, Italia

Restauro del coro d’inverno e della cantoria della basilica di San Clemente

Preis für Sanierung und Erhaltung

Kreditpunkte

Kunde

Collegio San Clemente dei Padri Domenicani Irlandesi

Mitarbeiter

F. Capparella
V. Leone
T. Tamborriello

Autoren

Romano Cerro

Il complesso di S. Clemente dimostra in maniera eloquente come a Roma diversi strati di cultura siano sovrapposti l’uno all’altro.

La basilica medievale poggia su preesistenze che ne hanno condizionato forma e dimensioni ed è il risultato di interventi che si sono succeduti nell’arco di quasi un millennio.

Technische Zeichnungen:

Erweiterter Bericht:

Description

PREMESSA

Nella basilica di S. Clemente è stato recentemente ultimato, su committenza dei Padri Domenicani Irlandesi, un intervento di restauro complesso e multidisciplinare che ha interessato una serie di ambienti e di strutture architettoniche che compongono la terminazione orientale della chiesa. 
In particolare l’intervento ha consentito di recuperare e valorizzare l’assetto e l’aspetto attuale di quest’ultima, agendo su uno dei brani essenziali della sintassi progettuale operata da Carlo Stefano Fontana nel 1715-19, cioè quell’unicum architettonico costituito dal coro d’inverno e dalla cantoria che lo mette in comunicazione con la navata centrale. Quello stesso unicum purtroppo a lungo negato da un intervento novecentesco  che aveva di fatto escluso per decenni il coro stesso dalla spazialità della chiesa.

La realizzazione dell’intervento è stata sostenuta da molteplici fasi di approfondimento scientifico, che hanno accompagnato costantemente l’attività progettuale ed esecutiva, adeguatasi di volta in volta alle nuove acquisizioni. 
Il restauro ha consentito inoltre di aumentare le conoscenze circa le principali fasi evolutive di questa zona della chiesa.
Al termine dei lavori, tutti gli elementi di documentazione dell’intervento e i materiali rinvenuti sono stati raccolti ed organizzati in una banca dati costituita presso il monumento e potranno essere in seguito oggetto di ulteriore approfondimento.

La basilica di S. Clemente dimostra in maniera eloquente come in Roma diversi strati di cultura siano sovrapposti l’uno all’altro, lasciando ciascuno le proprie tracce e contribuendo tutti a creare quell’impronta di continuità che è la caratteristica della storia di questa città.

Estese campagne di scavo, iniziate nel 1857 e tuttora in corso, hanno evidenziato l’esistenza, sotto l’attuale, di una basilica paleocristiana del IV secolo e, ad un livello ancora inferiore, di due edifici romani del I secolo d.C. Tali preesistenze ne hanno evidentemente condizionato la forma in termini di tipo e dimensioni.
La stessa basilica attuale, di impianto medievale, è il risultato di interventi che si sono succeduti nell’arco di quasi un millennio.

In particolare, durante il pontificato di Clemente XI Albani (1700-21) si operò un restauro generale della chiesa, allora a torto ritenuta di epoca paleocristiana.
Il Fontana realizzò un’opera discreta e sensibile, seppur completa, guastando il meno possibile dell’antica struttura, anche in termini materiali, restituendo integrità ed unità alla fabbrica, per lo più con espedienti di carattere percettivo (luce, colore, trattamento delle superfici, modanature) che non strutturali. 

Le uniche innovazioni di carattere effettivamente spaziale furono concentrate nella zona della facciata, che fu sostituita dalla nuova, più avanzata e direttamente collegata alle partiture architettoniche del quadriportico, pure rinnovato.
Nello spazio tra l’antica e la nuova facciata trovò luogo il coro d’inverno, un ambiente elevato direttamente comunicante con il convento, ed oltre questo, sulla controfacciata, comparì la cantoria, un balconata aperta che consentiva alla luce naturale di fluire nella basilica da Est, attraverso l’altra grande finestra ad arco presente sulla facciata esterna, conservando quindi la stessa fonte e direzione dell’assetto originario.
La cantoria, posta sopra l’ingresso principale della basilica, è realizzata in legno e si compone di elementi scolpiti e plasmati in forme elaborate, dorati o dipinti. 

STATO DI CONSERVAZIONE

Nel corso di un recente  intervento di riqualificazione impiantistica (2005), è stata rimossa la vetrata che allora chiudeva il finestrone della controfacciata, separando di fatto il coro stesso dalla chiesa. 
Questo diaframma, frutto di un intervento novecentesco (1962),  rispondeva all’esigenza di utilizzare il coro come cappella riservata ai membri del convento per le proprie funzioni liturgiche, rappresentando una mitigazione del disagio termo-acustico derivante dalla sua diretta comunicazione con lo spazio basilicale, freddo ed affollato. Alla stessa esigenza rispondeva l’inserimento dei caloriferi in due nicchie ricavate nella muratura della primitiva facciata.
La conseguente condizione di emarginazione di questa parte della basilica e la perdita di ogni relazione visiva con il resto del complesso hanno sempre distolto l’attenzione sul suo precario stato di conservazione.

Tutto l’apparato decorativo si presentava fortemente degradato a seguito di vecchie infiltrazioni d’acqua e soprattutto a causa della igroscopicità del legno e dei suoi continui cambiamenti di volume che avevano portato allo svergolamento delle strutture lignee,  all’apertura di fessurazioni, ad alterazioni e perdita della pellicola pittorica e della doratura. Per lo stesso motivo erano presenti fenomeni di esfoliazione e polverizzazione. Diffusa pure l’azione di insetti xilofagi.
In generale, le coloriture originarie delle superfici erano interessate da una totale e compatta rivisitazione cromatica. Le murature celavano consistenti stuccature realizzate in malte cementizie. Le analisi e le verifiche condotte sugli elementi lignei del solaio ne hanno evidenziato carenze strutturali.
Gli impianti elettrici e di riscaldamento, in parte obsoleti, necessitavano di revisione ed adeguamento alla normativa vigente oltre che di parziale riduzione della loro interferenza visiva. I caloriferi risultavano inefficaci se non addirittura dannosi per la conservazione del soffitto ligneo. A questi effetti negativi vanno poi sommati quelli dovuti alla diretta comunicazione con lo spazio basilicale attraverso la grande apertura sulla controfacciata, che si manifestano principalmente sotto l’aspetto di disagio termo-acustico e forte deperibilità del soffitto ligneo. 
Un altro fattore di degrado era rappresentato dal notevole carico termico estivo prodotto dal soleggiamento sulle finestre, prive di qualsiasi schermatura.
Gli aspetti termoigrometrici e i loro effetti dal punto di vista conservativo e del confort ambientale, sono stati analizzati dall’equipe del Prof. I. Massari, che ha formulato specifiche indicazioni progettuali.

DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO

Le esigenze conservative e di controllo termo-igrometrico hanno quindi imposto la chiusura del finestrone sulla controfacciata, di fatto riproponendo in senso decisamente migliorativo l’intervento novecentesco.
Per garantire la massima salvaguardia delle strutture e degli elementi antichi e minimizzare l’ingombro e l’interferenza visiva dei nuovi elementi, l’infisso risulta privo di qualsiasi telaio fisso a muro e le ante sono intelaiate perimetralmente solo in corrispondenza degli elementi lignei, che perciò le mascherano, mentre gli altri bordi ed i tagli in campata, altrimenti visibili, sono rifiniti a giorno con filo lucido. L’infisso è posizionato nell’apertura esistente, a ridosso della grande cornice in legno che nasconde completamente alla vista dalla parte della chiesa le ridottissime ed esili intelaiature metalliche delle specchiature trasparenti. L’infisso è diviso orizzontalmente in tre parti, tutte apribili verso il coro per effettuare agevolmente le operazioni di pulizia in condizioni di sicurezza. Le ante centrali ed inferiori risultano completamente ribaltabili per consentire la comunicazione acustica tra la navata ed il coro in occasione di speciali liturgie.

Le stesse esigenze di cui sopra hanno suggerito la sostituzione del vecchio impianto di riscaldamento con un nuovo sistema radiante (pannelli a parete ed a pavimento), utile a garantire condizioni microclimatiche adeguate per la fruizione del coro, concentrando gli effetti del riscaldamento nelle zone di permanenza delle persone. 

Le finestre laterali del coro d’inverno, recenti e deteriorate, sono state sostituite con nuove finestre in legno, apribili a distanza. Schermate come in passato insieme alla grande vetrata sulla facciata principale, presentano forma, dimensioni e partiture analoghe alle originarie, descritte nei documenti di cantiere del restauro settecentesco. Queste semplici misure consentono una migliore gestione della ventilazione e la riduzione del soleggiamento estivo attraverso una così ampia superficie vetrata. 
Un ulteriore contributo alla stabilizzazione dei parametri termoigrometrici è stato dato dalla collocazione sull’estradosso del soffitto del coro d’inverno di un materassino coibente traspirante, imputrescibile ed inalterabile. Questo, oltre a rappresentare un freno allo scambio di aria e di calore tra il coro d’inverno ed il sottotetto, consentirà una più facile manutenzione delle superfici.

Al fine di eseguire le indagini necessarie a verificare le condizioni degli elementi strutturali dei solai e dei soffitti, si è reso indispensabile accedere ad aree normalmente impraticabili o addirittura ‘sigillate’ da secoli, cioè gli spazi tra i soffitti e le soprastanti coperture a tetto e le intercapedini tra le volte del portico della basilica medievale e i solai di calpestio degli ambienti soprastanti. Proprio l’accesso a tali aree ha consentito di aggiungere una cospicua mole di informazioni ad un cantiere che era già ricco di nuove evidenze materiali,  restituendo completezza e complessità di lettura ad una delle zone più significative e tuttavia meno note della fabbrica.

Nel sottotetto del coro d’inverno sono state identificate consistenti porzioni degli intonaci antichi che rivestivano la sommità della facciata della chiesa medievale. L’osservazione a luce radente di questi ha permesso di individuare la presenza di ‘incisioni da cartone’, raffiguranti stemmi che suggeriscono la probabile committenza e la datazione di eventuali lavori. Questi elementi sono oggi resi visibili ed accessibili grazie alla modifica del tavolato posto in opera sopra moderne strutture metalliche, con la creazione di ampie botole e l’installazione di un’illuminazione radente.
Sia preliminarmente, in fase di progettazione, che durante i lavori sono stati eseguiti sondaggi stratigrafici ed analisi di laboratorio che hanno portato ad una maggiore comprensione delle diverse fasi costruttive della fabbrica paleocristiana e di quella medievale, nonché delle loro rispettive trasformazioni. Queste informazioni, ottenute con l’applicazione della metodologia archeologica all’elevato, riguardano principalmente i vari assetti che la facciata ha assunto nel corso dei secoli. Una sintesi essenziale di tali dati è stata resa leggibile attraverso il trattamento finale delle superfici, con l’utilizzo di tenui differenziazioni delle coloriture e leggere incisioni sull’intonaco.
Nell’ambito delle operazioni di verifica e risanamento dell’intercapedine sottostante il coro d’inverno, si è palesata la presenza di un consistente deposito di materiali di risulta provenienti dalle diverse fasi di utilizzazione degli ambienti, la cui rimozione è stata operata secondo la metodologia dello scavo stratigrafico, rivelando un vero e proprio ‘giacimento’ di informazioni. 
I materiali risultavano prevalentemente divisi in cumuli, corrispondenti agli scassi presenti nel tavolato settecentesco. I cumuli hanno restituito una discreta quantità di mattoni da pavimento e frammenti di affresco, del tutto analoghi a quelli tuttora in posto al di sotto degli stalli del coro, dove è possibile scorgere la pavimentazione settecentesca che interessava l’intero ambiente, poggiata proprio su un “astrico” costituito da quegli stessi frammenti. Questo prezioso sottofondo poggia a sua volta su un tavolato formato da elementi dipinti di riuso. Questi ritrovamenti peraltro trovano conferma nei documenti di cantiere del restauro settecentesco, nei quali si parla della rimozione della vecchia tribuna e della spicconatura di un grande affresco insistenti sulla controfacciata e del loro reimpiego nei nuovi ambienti. L’analisi stilistica e gli esami di laboratorio condotti sui frammenti suggeriscono che essi sono ascrivibili alla medesima epoca di quelli presenti sul timpano dell’arco absidale, ora nel sottotetto della navata centrale, e cioè alla prima metà del Quattrocento.
Sotto gli strati accumulatisi nell’intercapedine, è emersa la pavimentazione in mattoni della primitiva ‘galleria’, un ambiente soprelevato che interessava l’intera ampiezza della facciata, successivamente adibito a granaio, come descritto dalle fonti storiche e confermato dal ritrovamento di una gran quantità di granaglie e dalla scoperta sulla facciata di un nido di scricciolo ancora intatto, murato nell’intervento settecentesco.
Ancora più in basso, in corrispondenza del rinfianco delle volte del portico medievale, e per tutta l’ampiezza del coro d’inverno, è stata infine rinvenuta una decorazione ad affresco insistente sulla facciata originaria della basilica medievale e probabilmente pertinente la stessa, successivamente occultata con la costruzione delle volte e del soprastante ambiente.
Tale decorazione, raffigurante una sequenza di figure stanti (alternativamente santi e angeli), non sembra proseguire verso l’alto, giacché deve essere stata rimossa a suo tempo e sostituita dall’intonaco di finitura dell’ambiente che venne ad addossarsi alla facciata. Difficilmente essa si conserva verso il basso, dal momento che immediatamente al di sotto di essa la muratura è stata rotta per garantire un buon ancoraggio delle volte, realizzate a getto. Ancora più in basso, e cioè all’altezza del portico tuttora esistente, le nostre conoscenze sono vaghe e lacunose. Certamente nel Settecento, per regolarizzare la facciata che strapiombava notevolmente verso l’esterno, furono realizzate fodere murarie che ne coprirono ampie superfici raccordandosi alla stessa nella parte alta mediante rincocciatura. E’ difficile stabilire cosa sopravviva ancora dietro tali cortine murarie, ma comunque la scena in questione sembra interessare la porzione di facciata compresa tra l’architrave della porta medievale e la copertura a tetto probabilmente presente in origine.
Il restauro degli affreschi è stato preceduto dalla regolarizzazione dello scavo e dalla sistemazione del suo bordo, mediante la formazione di una paretina di contenimento in betoncino strutturale a base di calce, con un elevato grado di traspirabilità e reversibilità. Nella ricostruzione del solaio di calpestio, tutto in legno montato a secco, sono state predisposte ampie zone apribili per garantire la possibilità di apprezzare gli affreschi e monitorarne nel tempo lo stato di conservazione, senza interferire con la percezione unitaria e conclusa dell’ambiente restaurato. Queste botole serviranno inoltre per accedere all’intercapedine, nella quale sono custoditi tutti i materiali  rinvenuti, inventariati e restaurati, in corso di studio e in attesa di pubblicazione. Analoghe botole di ispezione sono state predisposte nel vestibolo del coro d’inverno, dove è possibile apprezzare una delle finestre pertinenti la facciata della basilica paleocristiana, e nella pavimentazione del coro ligneo.

Zeitleiste:

2007

Progetto

2014

Realizzazione

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