Technische Zeichnungen:
Erweiterter Bericht:
Relazione estesa
RELAZIONE TECNICO DESCRITTIVA
Il monumento
Il monumentale Arco Borghese di Artena si inserisce in un ampio e organico programma edilizio che il cardinale Scipione Borghese, nipote del Papa Paolo V, intraprende a partire dal 1614, anno dell’acquisto del feudo, allora chiamato Montefortino. A realizzare l’intervento è incaricato l’architetto fiammingo Jan van Zanten, Vasanzio, che alla morte di Flaminio Ponzio era subentrato nell’affidamento dei cantieri borghesiani.
Il progetto urbano di Scipione si articolava in una complessità di interventi tesi al radicale rinnovamento del Borgo, con l’evidente finalità di renderlo più consono ad ospitare il Papa e la sua corte; esso prevedeva un Hostaria lungo la via Latina che scorreva ai piedi della città; da qui inizia una Rampa monumentale che, con due tornanti, termina nella nuova Piazza su cui si affacciano il Palazzo Borghese e il Palazzo del Governatore; a metà del secondo tornante Vasanzio realizzerà la Porta di ingresso al borgo rinnovato.
Il grande Arco fu iniziato su progetto di Vasanzio nel 1620 e completato dopo la sua morte, avvenuta nel 1621, dai suoi collaboratori solo nel 1625; l’opera gioca un ruolo unificante per tutto il complesso: sia sul piano politico, per il ruolo celebrativo della casata sia sul piano architettonico per la funzione ordinatrice che esso gioca. L’arco presenta tre fronti che delimitano un piccolo atrio della profondità di mt. 3,05, il quarto lato essendo appoggiato alla rupe su cui si erge il borgo: il fronte nord, che si affaccia verso la valle; il fronte est, di ingresso all’atrio; il fronte ovest di uscita verso il borgo. Ognuno dei tre fronti sviluppa un tema particolare.
Il Fronte nord che si affaccia sull’ampia valle del fiume Sacco, presenta, diversamente dagli altri fronti, un ordine tuscanico composto da due piedritti in tufo levigato che inquadrano un arco a tutto sesto impostato su piedritti e capitelli, con in chiave un’immagine della medusa, una loggia coperta che si affaccia sul panorama. Nella parte terminale le lesene perimetrali inquadrano un bassorilievo in tufo con le tracce di un’aquila con le ali spiegate e con gli artigli posti sui festoni. Sul fregio compare la scritta ANNO SAL MDCXXV, anno di completamento dell’intervento.
Il fronte ha il ruolo di unificare i diversi interventi. I due cantonali si impostano molto più in basso del piano stradale, sul pietroso terreno scosceso, per terminare in alto, alla quota della Nuova Piazza, laddove la parte terminale dell’Arco definisce uno splendido Belvedere definito da pilastrini portanti palle di pietra palombina. In tal modo il Fronte nord si propone come elemento di raccordo fra la Strada Nuova e la Nuova Piazza, misura che conferisce unità e proporzione alla nuova scala urbana.
Percorrendo il secondo tornante della Rampa monumentale appare frontalmente di sorpresa, nella magnificenza dei suoi decori il Fronte est dell’Arco. Esso è costruito con imponenti pilastri in bugne di tufo e decorazioni in travertino; l’arco a tutto sesto è formato da dieci conci cuneiformi più la chiave di volta ornata da un’aquila con corona, simbolo assieme al drago, della casata Borghese. Draghi sono scolpiti nei due medaglioni ai lati dell’arco; al di sopra si erge la trabeazione, comune ai tre fronti, con tondini, ovulo e listello che anticipa le mensole in travertino che sostengono il fregio; su di esso la scritta SCIPIO CARD.BURGHESIUS, sovrastata dallo stemma cardinalizio sostenuto ai lati da due mascheroni dalla barba sinuosa.
Superato il portone di ingresso, di cui rimangono i soli stipiti si entra nel piccolo e semplice atrio, un tempo coperto da una volta a crociera con al centro l’arme dei Borghese. A differenza del Fronte est l’arco di uscita è più ampio, forse a voler accentuare il cono visivo verso la strada in salita e a rendere meno angusto e buio l’atrio fra i due fornici. Si tratta di un arco a tre centri che poggia su piedritti diseguali e di ridotta dimensione rispetto a quelli dell’arco di ingresso. Questo fronte è composto da conci di tufo levigato e privo di inserti e decori in travertino. Ai lati dell’arco sono stati rilevati i resti di rilievi scultorei in tufo dalle sembianze di due draghi. Nella parte superiore le mensole in travertino sorreggono il fregio privo di scritte. Il coronamento terminale presenta unitariamente il ritmo dei pilastrini e delle palle che delimitano, nella parte superiore dell’Arco, il Belvedere che si apre sulla valle con, sullo sfondo, il Tempio della Fortuna Virile di Palestrina.
Gli interventi di consolidamento strutturale.
Tutto l’assieme si presentava, prima dei lavori, in uno stato di profondo degrado, come documentano le fotografie allegate. Di grande rilevanza sono apparsi i problemi strutturali. Già nei restauri del 1962 si appurò che la stabilità dell’Arco era stata compromessa, nel corso della seconda guerra mondiale da colpi di cannone esplosi sul selciato dello spalto superiore e su un concio dell’arco a valle. Nel sopralluogo che fu effettuato si verificò che l’Arco minacciava di crollare per il maggior peso esercitato dalla spinta dell’arco a sesto ribassato sul pilastro più debole, quello che si affaccia sul precipizio. Fu deciso di consolidare la parete del Fronte nord chiudendo l’arco della loggia con una parete di mattoni per stabilire una continuità dei paramenti murari e di contrastare la rotazione a valle con quattro catene trasversali.
Tuttavia, nel corso del recente restauro del 2014, la verifica sismica effettuata preliminarmente all’intervento ha appurato che il problema tuttora permane. I risultati delle verifiche a pressoflessione trasversale per azioni sismiche hanno evidenziato, nella situazione più sfavorevole, che la tensione normale agente era superiore al valore limite, risultando pertanto non soddisfatta la verifica effettuata. Ugualmente non soddisfatte risultano il fattore di sicurezza al limite di salvaguardia vita e il fattore di sicurezza al limite di collasso. Pertanto venivano concordati con la Soprintendenza ai Monumenti del Lazio interventi di miglioramento sismico compatibili con lo stato del monumento e con la sua evidente fragilità.
Nel corso dei lavori di restauro venivano pertanto effettuati, dalla parete interna del Fronte nord i seguenti interventi di consolidamento strutturale: ricostruzione con mattoni pieni della parte terminale del cantonale sinistro; iniezioni di malta idraulica fino al rifiuto del materiale iniettato; perforazioni armate eseguite con punta diamantata a rotazione con inserimento di barre di acciaio ad aderenza migliorata dal diametro di mm.14; sostituzione delle catene ammalorate con nuovi tiranti metallici; realizzazione di due nuove catene trasversali sulla sommità del monumento.
Il Restauro dei paramenti murari e delle superfici decorate
Il progetto di restauro dell’Arco Borghese di Artena è stato improntato a criteri di conservazione della struttura e delle superfici architettoniche del monumento attraverso la puntuale salvaguardia dei materiali impiegati nella costruzione seicentesca e la conoscenza ed il miglioramento dei presidi statici adottati nel corso di precedenti interventi. Lo studio dei materiali costitutivi e del loro stato di conservazione ha indirizzato le scelte conservative adottate e le metodologie d’intervento e si è articolato nelle varie fasi di osservazioni dirette sul monumento, mappature grafiche ed indagini scientifiche, che hanno permesso di approfondire la conoscenza dei prodotti d’alterazione, mediante microprelievi ed allestimento di sezioni lucide e sottili osservate al microscopio mineralogico.
L’Arco Borghese presenta tre prospetti architettonici esterni, una terrazza e un passaggio interno realizzati in vari materiali lapidei come travertino, tufo lionato, pietra gabina, calcare locale e in muratura. Lo stato di conservazione dei materiali lapidei naturali ed artificiali è stato analizzato nelle varie morfologie del degrado e documentato attraverso mappature grafiche autocad mediante lessici normalizzati. Il progetto d’intervento ha dovuto considerare superfici architettoniche in precario stato di conservazione perché interessate da numerosi fenomeni di degrado come biodeterioramento da microrganismi ed organismi autotrofi, presenza di croste nere, mancanze e difetti di coesione e adesione dei materiali lapidei costitutivi. Il materiale tufaceo era particolarmente degradato da fenomeni di disgregazione ed esfoliazione e presentava parti in pericolo di caduta. Il ristagno delle acque meteoriche, e la presenza di luce determinavano nei materiale porosi lo sviluppo di un’estesa microflora come patine algali, muschi e licheni, che con la loro azione chimico-fisica determinano l’alterazione delle superfici; le infiltrazioni dal piano pavimentale della terrazza avevano prodotto incrostazioni dovute a fenomeni di dissoluzione e ricarbonatazione superficiale dei materiali costitutivi. Le parti protette dagli aggetti architettonici e non interessate dal displuvio delle acque meteoriche presentavano depositi stratificati e croste nere dovute ad accumulo di polveri ed inquinanti urbani. Si notavano inoltre interventi di risarcitura in muratura di mancanze e stuccature di lesioni in cemento e l’ossidazione delle catene e di altri elementi metallici usati in precedenti interventi di consolidamento strutturale.
L’intervento conservativo ha preso le mosse dalla bonifica della piazza soprastante l’arco, coperta per tutta la durata del cantiere da una tettoia protettiva, e da interventi di impermeabilizzazione della stessa.
Gli interventi di disinfezione delle pellicole algali e di disinfestazione dei muschi e dei licheni sono risultati di prioritaria importanza per restituire morfologia e colore alle superfici architettoniche completamente occultate dai biodeteriogeni; essi sono stati trattati con più cicli di applicazione di prodotto biocida e successivo lavaggio e spazzolatura. La rimozione della biomassa è stata condotta con microsabbiatura a bassa pressione con metodo Jos, metodologia usata anche per la pulitura delle croste nere e nelle zone di incrostazioni calcaree. Le zone di disgregazione e di scagliatura del tufo sono state consolidate preventivamente e successivamente alla pulitura, con trattamento con silicato d’etile, scegliendo un formulato contenente anche un bioinibitore, mentre dopo alcune prove preliminari si è escluso l’uso di nanosilici che determinavano alterazioni cromatiche del tufo.
Pur lontani da precetti di ricostruzione in pristino ed ispirati da criteri meramente conservativi alcune lacune dei parapetti della loggia e dell’ architrave, utili al displuvio delle acque meteoriche, sono stati oggetto di integrazioni plastiche effettuate con impasti di malte ottenute dalla setacciatura e molazzatura di pozzolane e polveri di tufo e leganti idraulici utili ad ottenere impasti per colore e composizione simili ai materiali lapidei naturali. Laddove necessario è stata realizzata preliminarmente l’imperniatura al substrato con elementi in fibra di vetro e la costruzione della struttura di ancoraggio con elementi laterizi.
Gli interventi di stuccatura delle mancanze e delle fessurazioni sono stati condotti capillarmente per evitare vie d’ingresso alle acque meteoriche nella struttura porosa e ridurre gli stress fisico-meccanici dovuti alla gelività invernale che ad Artena, paese esposto a Nord sono di allarmante interesse. Differenti impasti di malte idrauliche ottenute con le polveri lapidee del materiale da integrare sono stati usati per la puntuale ed attenta stuccatura del paramento in tufo, degli elementi in travertino dell’acroterio e dei clipei, delle sfere in calcare locale. I merli in tufo e in pietra gabina sono stati microstuccati anche nelle aree di erosione per rallentarne il degrado e dare una superficie di sacrificio all’elemento decorativo. I presidi statici delle sfere sono stati revisionati, i perni metallici trattati con inibitore di corrosione ed i colletti delle sfere integrati in malta secondo la tipologia originaria.
I rifacimenti in mattoni e malte cementizie che interessavano l’angolo NE dell’arco, dovuti a precedenti interventi, si presentavano distaccati ed in pericolo di crollo. In questo caso è stata utilizzata la seguente metodologia: queste risarciture sono state demolite gradualmente ed in sicurezza e sostituite da nuovi inserti in muratura staticamente portanti e rivestite da integrazioni plastiche in malta onde restituire continuità alla tessitura dei conci lapidei in tufo. Le catene antiche e gli elementi metallici sono stati trattati con inibitori di corrosione e i nuovi presidi statici adottati sono stati protetti e verniciati color tufo.
Nell’intradosso dell’arco è stata eseguita la ricerca degli intonaci e delle finiture originarie: le integrazioni adottate sono state eseguite in modo che fossero riconoscibili e leggibili le varie fasi dei restauri e la pregressa demolizione delle volte con l’applicazione del solaio moderno.
L’arco del fronte Nord per motivi statici era stato chiuso in un precedente intervento con una tamponatura in laterizio e malte cementizie; nel nostro intervento questa muratura irregolare è stata intonacata e dipinta ad affresco col color dell’aria, per dare dalla lunga distanza da cui essa è visibile dalla valle la suggestione dell’apertura perduta.
Tutte le superfici sono state oggetto di applicazione di protettivo finale idrorepellente per evitare il rapido reinnescarsi del degrado. Tutto l’intervento è stato documentato fotograficamente e graficamente in tutte le sue fasi e si è sollecitato il Comune di Artena, committente dell’opera, ad adottare un piano di manutenzione periodico per preservare gli esiti dell’intervento di restauro il più a lungo possibile.
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