Castello di Spezzano
Crediti
Cliente
Comune di Fiorano Modenese
Collaboratori
Francesca Ferrari
Valentina Gavioli
Silvia Marra
Autori
Anna Allesina
Andrea Sola
Domenico Biondi
Gaetano Marzani
Paolo Vandelli
Vincenzo Vandelli
Il Castello di Spezzano, storica e prestigiosa residenza dei Pio, posto a baluardo di un vasto territorio collinare e di una piccola vallata fluviale segnata dalle coltivazioni agricole, oggi sostituite verso la pianura da insediamenti ed attività di produzione ceramica, ospita il Museo della Ceramica a cui si è aggiunta dal 2014 la sezione dedicata al “Museo Manodopera”.
Disegni tecnici:
Report esteso:
Relazione estesa
LA STORIA
L’esistenza di un luogo fortificato a Spezzano è fatto risalire, dalle fonti archivistiche, e più di recente dagli scavi archeologici ai primi decenni del sec. XIII. Soggetto al controllo feudale dei Da Spezzano poi successivamente dei Da Castello, la struttura fortificata svolse per i secoli fino alla fine del XV la funzione di luogo di difesa, di avvistamento e di rifugio per la popolazione. Con l’assoggettamento del territorio al controllo della famiglia Pio di Savoia e con la conseguente riforma della gestione del territorio da loro governato, nei primi anni del ‘500 nel castello di Spezzano divenne sede amministrativa di una delle cinque sedi podestarili del territorio. Nello stesso periodo fu oggetto di numerosi interventi edilizi che lo ampliarono e lo consolidarono visti anche i danni dovuti al grave evento sismico del primo ‘500. Fu così trasformato in grande “palazzo fortificato” con vasti ambienti decorati tra cui la celebre “Sala dei Catasti o dei Paesi” dove vennero raffigurati dal Baglione tutti i castelli, paesi e borgate, dalla pianura alla montagna sottoposti al governo dei Pio.
Dopo i Pio, il feudo passò ai duchi d’Este e da questi venduto alla famiglia Coccapani che ne mantenne il dominio fino al 1796. A questi vanno assegnati i lavori per il completamento del palazzo cinquecentesco ampliato e completato nella sua ala orientale.
Nel 1797 il castello divenne “Rocca o Palazzo Nazionale” per essere poi nel 1809 di nuovo restituito alla famiglia Coccapani che avviò una nuova trasformazione per adattarne varie parti alle mode romantiche del tempo rivolte soprattutto al recupero delle testimonianze medievali o alle ricostruzioni di decori o di finiture al fine di accentuare gli effetti romantici voluti dalla nobile committenza.
Il Comune di Spezzano acquistò poi l’immobile nel 1982, avviandone il recupero strutturale e funzionale.
IL PROGETTO
Il complesso quadrilatero che si sviluppa attorno ad un’ampia corte in parte forata da un loggiato rinascimentale, oltre alla suggestiva “Sala delle Vedute”, al piano nobile, a fianco della “Galleria delle Battaglie” offre il Museo della Ceramica. Qui, in forma didattica e grazie ad una serie di laboratori, viene narrata la storia millenaria della ceramica fondamentale per la comprensione dell’attuale distretto industriale.
L’esigenza di ampliare il percorso museografico esistente e permettere al complesso preesistente di coniugarsi alle nuove strutture dedicate al mondo della ceramica nel frattempo nate nel territorio distrettuale, ha portato l’Amministrazione Comunale a definire il restauro del grande interrato dell’ala ovest, al tempo completamente abbandonato e articolato in più vani, e destinarlo alla nuova sezione del “Museo”. Una sezione che doveva sposare alla suggestione del luogo una narrazione assolutamente innovativa dedicata all’ingegno e alla fatica degli uomini e delle donne impegnati nella filiera della ceramica. Una nuova ala museale che prendeva il nome “Manodopera”.
L’iter progettuale si è sviluppato in due fasi: in primo luogo è stato realizzato il restauro del seminterrato, il consolidamento di alcune porzioni murarie e delle volte in laterizio.
Successivamente è stato progettato e realizzato l’allestimento della nuova sezione museale.
Uno dei primi temi affrontati è l’accessibilità degli spazi oltre alla necessità di assicurare una continuità di percorso con l’intero complesso castellano e con gli altri spazi visitabili.
Essendo l’accessibilità ai disabili già garantita dall’ascensore ubicato in prossimità della biglietteria-reception al piano terra, il percorso d’ ingresso alle nuove sale del museo avviene direttamente dalla corte principale, o meglio da una “corticella” ad esso laterale, dove, grazie ai saggi preventivi condotti sotto l’alta Sorveglianza della Soprintendenza Archeologica sono state rinvenute antiche strutture in pietra, oggi restaurate e visibili. Si accede così ai locali posti al seminterrato.
LO STATO DI FATTO
L’accesso ai locali del seminterrato, prima dell’intervento, avveniva tramite una rampa pavimentata con laterizi di recente esecuzione occultante, in larga parte, la rampa originaria cordonata. Tutti i cinque locali, posti in successione, furono utilizzati fino a tempi recenti, come cantine e depositi, e versavano in uno stato di totale abbandono e di profondo degrado.
Il primo, a volta a botte in laterizio, veniva un tempo utilizzato come luogo di raccolta dell’uva: da una bucatura praticata sulla muratura ad ovest avveniva lo scarico del materiale a sua volta raccolto in una prima vasca polilobata posta nell’angolo nord-ovest a decantazione del mosto. A fianco altre tre cisterne in calcestruzzo poste sotto il livello del pavimento costituito da una soletta in tavelle di laterizio forato e travetti di ferro.
Il successivo ambiente di maggiore superficie, con soffitto a volta a padiglione, è dotato di quattro aperture a bocca di lupo ubicate sul lato est, verso il cortile principale del castello. Negli anni ’80, probabilmente a seguito di problemi strutturali verificatisi su una porzione della volta, era stato eseguito un grande portale di calcestruzzo armato: elemento di rilevante impatto ed indubbia invasività.
Il terzo ambiente, disposto lungo la direzione est-ovest, a pianta rettangolare e voltato a botte, presenta due finestre che si aprono sul fossato, a nord, del castello.
Una campagna di saggi stratigrafici, rilevava proprio lungo questo fronte le tracce di una porta tamponata visibile anche dall’esterno.
Il quarto ambiente, posto all’angolo nord-ovest del complesso è costituito dalla base della torre, dalla pianta quadrangolare e dall’altezza rilevante rispetto agli altri locali e con murature di grande spessore a sacco: una botola a pavimento, collocata al centro della stanza, ha la possibilità di raggiungere un altro ambiente sotterraneo, forse un’antica prigione.
IL PROGETTO DI RESTAURO E DI ALLESTIMENTO
Il restauro oltre a rispettare i vincoli di carattere storico-artistico e il superamento delle barriere architettoniche, fa riferimento, relativamente alle strutture, alla normativa per il miglioramento sismico riferito ai beni culturali ed ottempera alla normativa di Prevenzione Incendi relativa alla nuova funzione. Gli spazi seminterrati sono stati interessati da varie fasi di recupero che vanno dalla pulitura delle superfici ad operazioni di cucitura della tessitura muraria, dove decoesa, alla stuccatura a calce in profondità, al recupero dei lacerti di intonaco con interventi di fissaggio dei bordi, di riadesione e di parziale ricostruzione.
La stessa pavimentazione, parte in pianelle cotto, in terra battuta, in cemento e con tracce fondali di ripartizioni in laterizio, è stata interessata da interventi per mantenere la lettura delle differenze a testimonianza dei differenti usi degli spazi.
L’atteggiamento del recupero delle superficie è stato quello di non “tradire” o meglio mantenere nell’involucro storico la lettura possibile dell’uso che hanno avuto nei secoli passati questi spazi adibiti a deposito di attrezzi agricoli, alla lavorazione dell’uva, a dispensa di cereali e carceri nei locali della torre.
L’intervento si sviluppa in maniera lineare partendo dall’esterno in prossimità del chiostro dove si scende con la scala sospesa sulla rampa cordonata in laterizio antico per poi attraversare, nella suggestione dell’allestimento e delle proiezioni multimediale, gli spazi voltati dell’interrato appositamente organizzati per le nuove funzioni, fino alla nuova uscita ricavata verso il fossato riaprendo una porta tamponata.
L’area esterna è stata riordinata con l’inserimento di una lamiera curvilinea che separa l’area a prato con cespugli e alberature dalla superficie in ghiaia dell’area di sosta. Inoltre altri interventi hanno mitigato la visione degli impianti tecnologici esterni.
Entrando all’interno del cortile con un lato colonnato si scorge l’accesso segnato dalla presenza della pedana metallica, che poi ci accompagna lungo tutto il percorso di visita. Attigua all’ingresso è l’area archeologica, oggetto di recenti scavi di indagine archeologica, che hanno riportato alla luce e ora in evidenza le ripartizioni murarie due/trecentesche di questa parte del complesso castellano.
Entriamo percorrendo la pedana sospesa in lamiera stirata scorgendo al disotto la rampa cordonata in cotto con il sottile corrimano metallico che ci separa dalle pareti che diventano superfici di proiezioni.
La prima sala lascia visibile diversi elementi recuperati della primitiva destinazione, quali la vasca cementizia polilobata di raccolta del mosto d’uva con il foro sulla muratura e un portone a due ante in legno che nasconde un vano tecnico, prima varco di collegamento con l’esterno. L’allestimento impostato sulla pedana sospesa ha previsto teche in vetro per la lettura stratigrafica del terreno ed espositori di piastrelle ceramiche. Ogni intervento è riconoscibile e distinto dalle preesistenze storiche.
La seconda sala, separata da nastri in pvc nei due varchi di accesso posti alle due estremità, vuole rappresentare la produzione dello stabilimento Ceramico con la pedana cementizia sospesa cu cui sono collocate le macchine principali delle lavorazioni. In questa sala leggii in lamiera co-rten contengono e nascondono i proiettori e le luci di accenno sui macchinari. La stessa lamiera forma un tavolo che contiene video apparecchiature di proiezione e touch-screen. Sotto la pedana in lamiera stirata, dove si scorge il pavimento in cotto originario, corrono liberamente le alimentazioni alle postazioni multimediali e le tubazioni per il ricircolo e il ricambio dell’aria primaria.
La sala successiva, sempre impostata sulla pedana metallica, è stata allestita con sedute, video e un tavolo con movimentazione per la consultazione.
La pedana metallica nella sala successiva, in prossimità dell’ascensore si interrompe per mettere in evidenza la pavimentazioni in mattoni di cotto disposti a correre e in buono stato di conservazione.
Il tema della sala è il contenimento e l’esposizione degli strumenti e oggetti d’uso corrente per i quali sono stati realizzati contenitori utilizzando lo stesso tipo di legno dei bancali utilizzato per l’imballaggio delle piastrelle ceramiche. Una piccola rampa metallica inclinata collega questa sala con l’attigua torre dove la suggestione della volta a crociera che lascia come nelle pareti la tessitura muraria a vista con tracce di graffiti che ne testimoniano la destinazione a carcere, si unisce alla sorpresa delle proiezioni sulle pareti che si trasformano in schermi ideali. I visitatori rimangono ad osservare le proiezioni seduti sui due lati dove sono state collocate panche in lamiera che nascondono la tecnologia funzionale.
Lungo tutto il percorso e nelle varie sale, totem verticali metallici sono dotati dei dispositivi di sicurezza e contengono la grafica orientativa e ambientale.
Tema significativo è stato il controllo dell’illuminazione nel quale si richiedeva di soddisfare gli standard di sicurezza per la fruizione degli spazi da parte dei visitatori senza però alterare la visione delle proiezioni sulle pareti. Inoltre particolarmente importante era dare risalto e accenno al tema della sospensione e distinzione della nuova superficie di calpestio in lamiera stirata, ai bordi metallici di stacco dalle strutture murarie, dalla pavimentazione e ai nuovi parapetti, il tutto per mantenere la lettura dell’involucro edilizio originario ed evidenziarne la distinguibilità.
Inoltre la reversibilità, è stato altro motivo guida dell’intervento, dove successivamente al recupero delle superfici originarie, al consolidamento di porzioni di muratura, è stato inserito l’allestimento funzionale alle proiezioni e postazioni multimediali del Museo; le strutture metalliche sono state semplicemente appoggiate sulle pavimentazioni in cotto e in qualsiasi momento l’allestimento potrà essere rimosso riportando gli spazi alla loro originaria configurazione.
IL TEMA DELL’ALLESTIMENTO
Il progetto di allestimento della sezione “Manodopera”, frutto di un concorso ad invito, puntava alla realizzazione di un museo narrativo, di per se fortemente attrattivo ma anche didattico volto ad accendere le attenzioni sul mondo della ceramica, quali le materie prime e la loro lavorazione, la filiera della produzione della piastrella, l’esperienza anche sociale della fabbrica, la promozione del prodotto finito che diffonde nel mondo la piastrella quale “made in Italy”.
La scommessa era grande: ricomporre un mondo anche fisico assai lontano dal luogo in cui questo veniva ricostruito non era facile. L’utilizzo di materiali poveri, elementi funzionali semplici in metallo, la soluzione adottata per i macchinari, le grandi multimedialità cercano di riproporre le suggestioni di quel mondo produttivo.
Cronologia:
2009-2013
Realizzazione