Restauro della facciata della Chiesa di Santa Maria di Nazareth

Restauro della facciata della Chiesa di Santa Maria di Nazareth

Venezia, Italia

Restauro della facciata della Chiesa di Santa Maria di Nazareth

Year of entry: 2019
Medaglia d'oro Medaglia d'oro

Crediti

Cliente

Provincia Veneta dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi

Collaboratori

Mara Camaiti
Mario Pagan
Nicola Picco
Mirella Baldan
Alessandro Battisti
Giuseppe D’Acunto
Ilaria Forti

Autori

Giorgio Forti, Ilaria Forti

Restauro della facciata della Chiesa di Santa Maria di Nazareth (vulgo degli Scalzi) in Venezia, Italia

Disegni tecnici:

Report esteso:

Relazione estesa

La facciata della Chiesa di Santa Maria di Nazareth rappresenta un unicum nel contesto della città di Venezia, in quanto interamente realizzata in marmo di Carrara, litotipo raramente utilizzato in ambiente veneziano. Questo calcare a struttura saccaroide si è rivelato poco adatto, in particolare per la sua collocazione all’esterno che lo sottopone all’aggressività del clima lagunare, oltre agli sbalzi termici dovuti sia all’irraggiamento che al gelo. La necessità di un intervento di restauro della facciata, opera del Seicento di Giuseppe Sardi, nacque in seguito al crollo di una foglia d’acanto di un capitello nel luglio 2013. La complessità di questo lavoro è consistita, in primo luogo, nell’intrecciarsi di un’approfondita ricerca storica e di archivio con le diverse fasi di avanzamento del cantiere di restauro, a partire dal rilievo e dalla diagnostica, fino alla sperimentazione di vari materiali, dagli agenti di pulitura ai consolidanti e protettivi. Le prime indagini diagnostiche misero in luce un fenomeno degenerativo vasto: tutto l’apparato decorativo marmoreo appariva molto degradato, caratterizzato da decoesione e da polverizzazione della materia al di sotto di una superficie corticale apparentemente compatta, per una profondità variabile dai 6 fino ai 12 cm. Si è intrapresa quindi una ricerca sperimentale dato che questa drammatica condizione del marmo non trovava riscontro in letteratura. Prodotti polimerici quali acrilici o acril-siliconici, seppure ampiamente utilizzati nel consolidamento dei marmi cristallini, avrebbero creato ulteriori problematiche, a cui si sarebbe dovuta aggiungere l’impossibilità di ritrattare le superfici in seguito al restauro. Con l’intento di eseguire un intervento che permettesse in futuro la ritrattabilità della superficie l’attenzione è stata quindi rivolta verso la gamma dei prodotti inorganici e nanotecnologie. La linea conduttrice del progetto di restauro si è perciò orientata verso l’impiego di materiali e di tecnologie tradizionali con l’abbinamento di materiali innovativi di sintesi e inorganici ampiamente supportati da esauriente sperimentazione.

Cronologia:

Fase di progetto: 2013-2016

Realizzazione: 2014-2018

sheets:

Site:

https://www.archforti.com/