Restauro e Valorizzazione della Torre sud-ovest del complesso dei Ss. Quattro Coronati
Crediti
Cliente
Ente Chiesa Basilica dei Ss. Quattro Coronati al Laterano, Rettore Monsignor Concetto Occhipinti
Collaboratori
Giuliana Irace
Eleonora Scopinaro
Autori
Michele Asciutti
L’intervento riguarda la torre duecentesca posta nell’angolo sud ovest del monastero benedettino, sorto nel medioevo presso la basilica dei SS. Quattro Coronati a Roma, ed è stato attuato in un’ottica multidisciplinare, in particolare a sostegno della conoscenza storica.
Disegni tecnici:
Report esteso:
Relazione estesa
Relazione tecnico descrittiva
Principi base dell’intervento proposto sono stati quelli della conservazione del bene inteso nella sua consistenza documentale – pur garantendo il suo inserimento nel flusso della vita odierna – e dell’accrescimento della sua conoscenza dal punto di vista storico e artistico, come atto di rispetto per il suo passato e il futuro che da esso si genera. Per tale motivo le prime operazioni sono state quelle conoscitive – studio delle fonti, rilievi, saggi eseguiti sull’intonaco, scavi archeologici condotti secondo metodologie d’avanguardia – volte a chiarire tale consistenza documentale e in particolare le fasi di trasformazione dell’edificio e il loro significato; il processo d’indagine si è protratto per tutta la durata del cantiere, in quanto quest’ultimo, come noto, costituisce un’eccezionale occasione per acquisire informazioni in altri momenti difficilmente ottenibili.
Nello specifico il restauro ha riguardato la torre posta nell’angolo sud dell’ala ovest del monastero benedettino, dipendenza dell’abbazia folignate di Sassovivo, sviluppatosi nel medioevo presso il complesso ecclesiastico dei SS. Quattro Coronati. Quest’ala, vero palatium monastico databile alla prima metà del XIII secolo, è costituita da un corpo di fabbrica longitudinale a due piani, cui si addossa la torre con un orientamento in diagonale dovuto al riutilizzo di strutture antiche come fondazioni.
La torre, di pianta trapezoidale (circa 7,65 x 5,60 x 5,28 x 5,35 m), si eleva attualmente per 24 m rispetto al piano stradale, ma non ci sono elementi per stabilirne l’altezza originaria. L’ultimo livello, in ogni caso, doveva essere concluso da una volta a crociera, testimoniata all’interno da lesene angolari che partono dal primo piano, mentre è incerto se la copertura esterna fosse a tetto o a terrazza con merlatura.
Le trasformazioni succedutesi hanno considerevolmente alterato la struttura originaria, in particolare la copertura e i livelli della zona inferiore, dove prima dei lavori si riscontrava un notevole interro. Importanti manomissioni, soprattutto in età contemporanea, hanno interessato porte e finestre, modificate più volte; il posizionamento di impianti di riscaldamento al piano terra – adibito già da tempo a usi impropri (fu anche gallinaio) e in totale stato di degrado – e di servizi igienici al primo piano ha determinato, inoltre, gravi danni alle superfici storiche per il passaggio, perlopiù a scasso nelle pareti, di numerose condutture.
Le murature della torre sono degne di particolare attenzione per l’elevato livello della tecnica esecutiva e la chiara presenza di tracce lasciate dal sistema di costruzione. All’esterno sono realizzate in cortina di mattoni di recupero fino alla quota – originaria – del solaio del secondo piano, poi in tufelli fino a una zona di fattura più recente costituita da pezzi eterogenei e intonacata, corrispondente all’attuale sottotetto, di cui alcuni fori triangolari indicano l’uso come piccionaia. All’interno la cortina è in tufelli per tutta l’altezza della torre, secondo un sistema costruttivo diffuso a Roma e nei dintorni, che prevedeva l’alternanza di cortine a tufelli e a mattoni nella stessa fase costruttiva.
Gli scavi archeologici hanno restituito dati sui livelli antichi e sulle preesistenze, mentre la rimozione delle parti intonacate moderne e degli impianti ha permesso di mettere a nudo le superfici fino al solaio del secondo piano, riportando alla luce importanti dati sull’impianto originario, alla cui documentazione è stata prestata particolare attenzione.
Così, ad esempio, si è potuto verificare che il primo piano era dotato di elementi di comfort, come nicchie portaoggetti e una latrina a caditoia – il cui volume esterno ancora caratterizza il prospetto sud ovest – sulla base dei quali è stato possibile identificare la torre con l’alloggio del priore o dell’abate.
Le scelte di progetto
La conoscenza della torre e degli elementi che la contraddistinguono è stata condotta secondo un’ottica multidisciplinare, funzionale, grazie all’approccio specialistico in ogni ambito d’indagine, a un più efficace riconoscimento dei singoli caratteri e del loro valore. Ciò allo scopo di proporre un progetto di restauro rispettoso degli elementi costitutivi e dell’autenticità della materia originaria, per garantire un’adeguata conservazione dell’organismo edilizio e la sua valorizzazione.
Il progetto e la sua realizzazione si sono inseriti così in modo organico nel Programma di restauro (supervisore Giovanni Carbonara, direzione scientifica Lia Barelli), che dal 2002 interessa l’area del chiostro cosmatesco e dell’intero monastero e che ha visto negli anni realizzati vari lotti con finanziamenti anche internazionali.
Occasione dell’intervento specifico è stata l’urgenza di rifare i bagni situati al primo piano della torre, poggiati su di un solaio fatiscente. Per ragioni economiche e distributive non era possibile in questo momento storico destinare tutti i livelli della struttura a usi più
appropriati al loro significato storico e architettonico; perciò in attesa di un restauro che interessi l’intero monastero, si è operato un “intervento di transizione”, che non pregiudichi successive scelte più adeguate, anzi le favorisca ove possibile.
In particolare con un intervento di restauro in sé concluso, il vano a piano terra è stato liberato dall’impianto caldaia, collocato in luogo più idoneo, e vi è stata realizzata la Cappella di S. Agostino, un ambiente di preghiera che è stato reso nuovamente accessibile dal monastero.
Al primo piano, invece, è stato necessario mantenere i servizi igienici in attesa di un loro futuro quanto auspicabile trasferimento in altro luogo. Grazie, però, al completo smantellamento dei bagni esistenti, e delle caotiche strutture metalliche di rinforzo del solaio ligneo sul quale insistevano, si sono liberate le superfici storiche da ogni elemento incongruo e sono state individuate e riaperte le finestre originarie. Al secondo piano, utilizzato come cappella e privo di particolari rischi dal punto di vista conservativo, non si è intervenuti.
Gli interventi
Le prime operazioni sono consistite nella rimozione degli impianti, nello smantellamento totale delle strutture moderne e degli elementi fatiscenti del solaio, nella rimozione degli intonaci moderni fino al solaio del secondo piano e nello scavo archeologico. Questi interventi hanno permesso di raggiungere una conoscenza molto avanzata delle strutture storiche e del loro stato di conservazione, essenziale per la progettazione esecutiva.
Nello specifico, poiché il piano terra della torre si presentava parzialmente interrato e i livelli pavimentali modificati – il piano esistente si collocava circa un metro sotto la risega che corrispondeva al livello medievale del primo piano fuori terra -, si sono indagate le quote originarie tramite scavo archeologico. Rimosso il pavimento moderno in battuto, corrispondente a un uso degradato del vano, sono stati rintracciati un pavimento in mattoni rettangolari esteso a tutto l’ambiente e più in profondità un piano di calpestio in malta, al di sotto del quale la torre fu riempita da uno spesso strato di materiali provenienti da demolizioni. Contestuali ai diversi livelli erano le tracce di modifiche delle soglie e delle porte del lato est. In particolare si sono scoperti due accessi sovrapposti, che
mettevano in comunicazione la torre con l’adiacente monastero, e che confermavano la presenza di due piani al posto dell’attuale piano terra. Gli accessi erano separati dai resti di un livello pavimentato in cocciopesto, appoggiato a nord su di un muro in opera listata, ortogonale alla parete est della torre, che formava una sorta di stretto corridoio. Addossato alla faccia nord di quest’ultimo muro si è rinvenuta una seconda parete in opera laterizia con arco ribassato, probabilmente posta a contrasto di possibili cedimenti dei muri est e ovest del vano.
La situazione emersa dallo scavo ha reso necessario, in accordo con la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, la sostituzione del vespaio previsto dal progetto con un vano ricavato all’interno dell’originario piano seminterrato, al fine di assicurare l’ispezione delle strutture rinvenute e di garantire un miglior risanamento dall’umidità, grazie a una maggiore aerazione. Tale vano per ragioni statiche non raggiunge il suo livello antico, ma è stata riaperta la feritoia che originariamente vi dava luce, situata sul lato sud- est.
I ritrovamenti archeologici hanno anche costretto a rialzare la quota di calpestio prevista per la cappella, poiché la cresta del muro in opera laterizia la superava di 35 cm.
Per consentire l’accesso alla cappella dall’interno del monastero è stata riaperta, tramite demolizione controllata della tamponatura, un’antica porta di comunicazione. La sola porta d’ingresso esistente al vano praticabile invece dal giardino è stata chiusa con una tamponatura in mattoni all’esterno e in tufelli all’interno. L’aerazione e l’illuminazione naturale della cappella sono state ottenute, valorizzando in tal modo anche i caratteri architettonici della torre, mediante la riapertura delle originarie feritoie del lato sud- ovest.
Il pavimento della cappella è stato realizzato mediante un tavolato di castagno, ottenuto con il riuso di tavole da ponte, opportunamente rilavorate e trattate, dove si inseriscono lastre di cristallo stratificato antisfondamento che lasciano a vista parte delle strutture archeologiche.
Al primo piano, demolite le vecchie tramezzature e smontati i sanitari esistenti e i relativi sistemi impiantistici, è stato eseguito il restauro dell’orditura primaria del solaio ligneo e la sostituzione dell’orditura secondaria danneggiata, con una struttura realizzata ad identicum in legno di castagno a filo sega pretrattato, con tavolato maschiettato.
Per rendere solidali le travi lignee con la muratura e garantire la partecipazione del solaio all’effetto scatolare delle pareti è stata inserita nella testata di tutte le travi una staffa metallica. Una catena piatta, inoltre, ancorata da un lato alle travi e al tavolato lignei del solaio e dall’altro alla muratura della parete sud-est, serve a contenere un meccanismo, manifestatosi con leggere lesioni, di ribaltamento della parete verso l’esterno. Il massetto del solaio è stato soprelevato di 10 cm per favorire la predisposizione a pavimento degli scarichi con le sufficienti pendenze a convergere verso un nuovo unico discendente esterno in rame e ghisa, situato all’esterno sullo spigolo tra la torre e il corpo di fabbrica annesso, collegato a un pozzetto esistente connesso alla rete di smaltimento. Le feritoie originarie del lato sud-est, prospicienti il giardino, sono state riaperte e utilizzate per aerare e illuminare i nuovi bagni, mentre è stata tamponata, sullo stesso lato, la finestra aperta a scasso in epoca recente nella muratura antica.
Sono poi stati realizzati la nuova tramezzatura e il montaggio dei sanitari e dei relativi impianti, con l’accorgimento di creare intercapedini sottili a ridosso dei muri perimetrali antichi in corrispondenza dei sanitari per il passaggio delle condutture, in modo da tutelare le murature originarie. Sono stati inoltre adeguati alle norme vigenti l’impianto di riscaldamento e quello elettrico, quest’ultimo con canaline esterne di rame o, sempre esterno, in filo di seta e ceramica.
È stato anche demolito il bagno a ballatoio esterno realizzato in età contemporanea con i relativi impianti e ripresa la muratura con una cortina in laterizi. La porta d’accesso a tale struttura è stata quindi trasformata in finestra. Contestualmente sono state razionalizzate le tubazioni provenienti da scarichi di gronde e altri servizi, che qui convergono, con un nuovo allaccio alla rete esistente.
Lungo il lato esterno sud-est della torre, poiché il giardino presenta una quota superiore al piano di calpestio della cappella, è stato infine effettuato uno scavo archeologico per permettere l’esecuzione di un vespaio aerato a difesa dall’umidità della parte seminterrata. L’efficacia di tale espediente è stata garantita dal collegamento al sistema di pavimentazioni aerate già realizzato a protezione dall’umidità delle murature degli ambienti adiacenti, favorendo la circolazione dell’aria.
Particolare attenzione in tutto l’intervento è stata dedicata alla protezione e al restauro delle superfici.
Nella Cappella si è scelto di mantenere a vista la tessitura muraria in tufelli delle pareti interne, nonché alcuni elementi afferenti alle fasi successive, come una mangiatoia per polli e due alte finestre tamponate.
Al fine di restituire alla struttura architettonica dignità formale e mantenere al contempo la sua consistenza documentale, conservando le tracce della sua stratificazione, si è scelto di reintegrare la muratura nei tratti danneggiati in particolare dalla distribuzione caotica della rete impiantistica, sia dove il danno si presentasse come “figura”, sia dove assumesse dimensioni tali da mettere in pericolo la solidità della struttura.
Particolare cura è stata pertanto rivolta a tutte le risarciture, interne ed esterne, operando una scelta oculata degli elementi lapidei e dei laterizi, selezionati singolarmente per forma e colore tra il materiale storico recuperato all’interno dello stesso cantiere, tagliati e sbozzati, se necessario, per un migliore adattamento caso per caso al fine di ottenere un paramento murario che potesse restituire alle pareti l’unità estetica compromessa dalle innumerevoli alterazioni. Speciale cura si è posta anche nella preparazione della malta, simile per colore e fattura a quella originaria, al fine di attenuare il passaggio tra le riprese murarie e la cortina primitiva.
Nello stesso tempo, però, non si è trascurato di assicurare la distinguibilità tra il nuovo e l’antico, rendendo riconoscibili le riprese del paramento murario con un leggero sottosquadro, in modo che i bordi delle integrazioni, accostandosi senza legarsi, lasciassero intuire l’esistenza della lacuna. Si è avuta inoltre l’accortezza d’inserire radi elementi datanti, costituiti da campioni di materiali moderni provenienti dalle demolizioni effettuate nello stesso cantiere.
Per ottenere un’equilibrata sintesi tra esigenza estetica e conservazione delle tracce delle stratificazioni, ma anche per attenuare gli effetti del degrado presenti sulla cortina di tufelli all’interno della cappella, si è stesa sulle pareti una velatura che, pur permettendo di leggere la tessitura muraria, ha conferito al paramento nel suo insieme una cromia unificante.
Cronologia:
2013
Inizio progetto
2014
Fine lavori