Il Restauro del campanile della Cattedrale di Parma

Il Restauro del campanile della Cattedrale di Parma

Parma, Italia

Il Restauro del campanile della Cattedrale di Parma

Year of entry: 2015
Menzione d'onore Menzione d'onore

Crediti

Cliente

Fabbriceria della Basilica Cattedrale di Parma Diocesi di Parma

Collaboratori

Silvia Piccioni
Giovanni Scauri

Autori

Studio di Architettura Bordi Rossi Zarotti

Nella notte del 22 Ottobre 2009 un fulmine colpisce il campanile della Cattedrale di Parma, provocando l’incendio nella cuspide trecentesca.

L’ intervento dei Vigili del Fuoco, si concentra sul tentativo di spegnere l’incendio rimuovendo il rivestimento esterno in rame per poter estinguere l’incendio del castello ligneo di supporto esterno alla struttura conica in mattoni maiolicati.

Disegni tecnici:

Report esteso:

Relazione di progetto

L’intervento sul campanile della Basilica Cattedrale di Parma ha affrontato due aspetti del restauro apparentemente discordanti, ma inscindibili nel progettare il recupero di un edificio di notevole rilevanza storico critica e simbolico identitaria. In particolare il valore storico artistico del manufatto, ha costretto la progettazione dell’intervento a confrontarsi con la sua dimensione materiale storicizzata, mentre l’aspetto tecnico e funzionale, proprio di un intervento di manutenzione, doveva garantirne la conservazione nel tempo delle strutture edilizie storiche, proteggendole dall’azione degli agenti atmosferici.

Il ritrovamento della struttura medievale originale della cuspide, eretta agli inizi del XIV secolo a completamento e a copertura del fusto del campanile tardo duecentesco, ancora leggibile nelle sue caratteristiche tipologiche, costruttive e materiche, con la peculiare invetriatura a fasce bicrome alternate dei conci in laterizio, rappresentava l’elemento di maggiore rilevanza critica da salvaguardare. La successione delle manutenzioni documentate dalla fine del XVI secolo mostrava come l’ obiettivo primario sia sempre stato quello di preservare la struttura medievale da ulteriori danneggiamenti, mediante la realizzazione di una copertura protettiva. Questo atteggiamento conservativo ante litteram ha permesso alla struttura antica di conservarsi sostanzialmente inalterata fino ad oggi, priva dei rimaneggiamenti propri dei restauri storici che hanno invece modificato per gran parte di molte altre cuspidi di area padana, tipologicamente simili a quella del campanile della Cattedrale di Parma.

La cuspide si presenta come un grande cono formato da mattoni a forma di cuneo, stondati nella parte anteriore con una finitura a maiolica bianca e nera, a fasce alternate a corsi di quattro file. Nella parte terminale un pennacchio in pietra conclude la muratura conica facendo da base d’appoggio per l’angelo d’orato vero e proprio elemento conclusivo del campanile. La struttura muraria bicroma, svelata con l’incendio, si presentava con lesioni diffuse (soprattutto nella parte terminale) e con diversi elementi fratturati o addirittura mancanti. L’incendio inoltre aveva ricotto il paramento murario fino a provocare in alcuni punti delle deformazioni plastiche degli elementi costruttivi. Con l’avvio del cantiere le prime opere eseguite hanno riguardato la verifica minuta e puntuale di tutto il paramento, per verificarne la reale consistenza, rimuovendo, previa catalogazione, tutti i frammenti in distacco. Questo lavoro è proseguito con la ricerca dell’alloggiamento originario dei frammenti già caduti. L’incollaggio dei frammenti più piccoli è stato eseguito con resina epossidica, mentre quelli di maggiore dimensione sono stati imperniati con barre in vetroresina filettata. Per ridare continuità alla struttura muraria, nei punti dove mancavano gli elementi in cotto, si sono reinseriti nuovi mattoni di forma e dimensioni analoghi agli originali, ma privi della maiolicatura. Complementare al restauro del paramento murario esterno è stato eseguito anche il consolidamento della finitura intonacata all’interno della cuspide, caratterizzato per i primi 5 m da raffigurazioni a graffite e a carboncino, vero e proprio “libro delle presenze” delle maestranze che si sono avvicendate nel corso dei secoli sul campanile e sulla cuspide. Particolarmente complesso è apparso il consolidamento della parte terminale della cuspide, con gli elementi lapidei che sostenevano l’angelo anemografo completamente fratturati e scomposti in più parti. Le condizioni di totale debolezza strutturale e di disgregazione della muratura stessa, hanno imposto lo smontaggio dell’ultima parte della struttura e la sua ricostruzione in anastilosi riposizionando gli elementi smontati nella loro sede originaria, migliorandone le condizioni statiche con la realizzazione di un’armatura metallica interna (sotto intonaco). Completata la ricostruzione e il consolidamento della muratura si è

intervenuti sul pinnacolo terminale (ricostruendolo in anastilosi con pietra arenaria di Manciano) e sul nuovo sistema di captazione delle scariche elettriche, inserendo all’interno cavo della statua un complesso sistema di trasmissione che potesse permettere all’angelo di ruotare liberamente col vento e contemporaneamente collegare il parafulmine (posto in continuità con la croce dell’angelo con le calate in rame). Se per il rivestimento in rame c’erano documentazioni fotografiche che ne attestavano forma e dimensioni, per il castello ligneo di supporto, posto a ridosso della cuspide in muratura, non esistevano elementi che ne certificassero le dimensioni e la tipologia considerando anche che l’incendio ne aveva cancellato completamente la struttura. Se la struttura lignea portante in precedenza era strettamente vincolata a quella muraria tramite chiodature in ferro, aumentandone però con il tempo il degrado con fratture e lesioni, quella nuova è stata pensata come una struttura autoportante che poggia sui davanzali in cotto posti alla base del cono in muratura. In questo modo le travi composte lignee, legate da grandi pannelli in multistrato marino, rimangono separate dal muro in modo da non interferire con la struttura restaurata, limitando solo a pochissimi punti la presenza di elementi distanziatori elastici rivestiti da grandi spessori in feltro. L’ultimo intervento sulla cuspide ha interessato la posa della copertura in lastre di rame. La disposizione dei tagli orizzontali ha ripreso la sequenza degli strati cromatici della cuspide maiolicata, mentre i giunti verticali, rivoltati alternativamente a destra e sinistra degli spigoli delle lastre tendono ad attenuare la linea netta di separazione tra esse, recuperando idealmente la dimensione continua della superficie conica originaria della cuspide medievale.

Il sistema della balaustra sommitale è stato oggetto di un intervento articolato, con lo smontaggio completo degli elementi, interessati da un grave processo di degrado. Il rigonfiamento causato dalla ruggine superficiale delle grappe in ferro di fissaggio aveva provocato in più punti la frantumazione dei giunti fra gli elementi. Oltre al trattamento biocida, alla pulitura superficiale e al consolidamento dei conci in pietra con silicato di etile, si sono completate le parti basamentali dei piedritti con inserimento di masselli in biancone di Verona imperniati alla parte rimanente degli stessi plinti con perni in vetroresina e trattati superficialmente a bocciardatura finissima, per omogeneità con la finitura della parte conservata. Nel riassemblare la balaustra sommitale si è inserito un cavo in acciaio inox, ancorato ai pilastri angolari, a cui sono stati solidarizzati tutti i piedritti per evitare la caduta in caso di sisma. Altri consolidamenti puntuali sono stati eseguiti sui capitelli e le colonnine delle bifore fratturati, con rimozione della cerchiatura in ferro ed esecuzione di fasciature in fibra di vetro, ricoperte poi con malta con tono cromatico analogo al materiale lapideo per attenuarne la visibilità.

Completate le opere di restauro della parte terminale del campanile, le lavorazioni sono proseguite con il restauro dei fronti. Le opere eseguite sul paramento murario hanno compreso un trattamento biocida su tutte le superfici per eradicare in profondità la patina di muschi e licheni, eseguendone poi il lavaggio con getti di acqua nebulizzata per rimuovere tutte le patine, le polveri e lo smog, recuperando i frammenti dell’antico assetto cromatico. Sui fronti murari sono state chiuse le lesioni superficiali con un mirato intervento a cuci-scuci sul paramento e consolidate le parti lesionate in profondità, con iniezioni di malte fluide. Si sono quindi ristabiliti gli ammorsamenti delle lesene con la muratura retrostante attraverso l’inserimento di dischi piatti in acciaio inox, ancorati a resine epossidica alla struttura muraria, affogati nella malta di allettamento fra i corsi dei mattoni con distanza regolare di circa 90/100 cm. Sui paramenti in pietra, presenti esclusivamente nelle lesene angolari e nelle cornici marcapiano, oltre agli interventi comuni eseguiti anche sui fronti in laterizio, si sono ripristinate le stuccature fra i giunti con malte a calce aerea (grassello) e polveri di marmo con opportuna miscelazione per

ottenere una continuità cromatica con gli elementi in pietra. Nei conci angolari, maggiormente soggetti allo schiacciamento causato dall’oscillamento del campanile, con la formazione di fessurazioni verticali seguenti la stratigrafia dei masselli in arenaria, si è realizzato il taglio della linea di contatto fra i conci con disco diamantato per aumentarne la sezione, creando un giunto di dilatazione adeguato. In alcuni spigoli fessurati i masselli in arenaria sono stati consolidati mediante microimperniature con trefoli in acciaio ancorati con resina epossidica. Un numero limitato di pezzi in arenaria, totalmente fessurati e con grosse lacune, sono stati rimossi e sostituiti, previa opportuna mappatura. Le lavorazioni sono state particolarmente complesse, dovendo rimuovere attraverso carotaggi le parti compromesse, per non danneggiare con le vibrazioni il paramento conservato. Una volta estratte le porzioni degradate, sono stati inseriti negli alloggiamenti dei conci rimossi i masselli di nuova realizzazione, in pietra di Manciano, con dimensioni adeguate e funzionali a garantire la stabilità della muratura, legati con malta di allettamento in calce idraulica naturale e riempiendo i vuoti interni alla muratura con malte fluide fino a ricomporre la struttura muraria. Il trattamento superficiale dei lati a vista dei masselli sono stati lasciati al neutro, eseguendo una finitura differente rispetto ai conci storici, per consentire la riconoscibilità. 

Cronologia:

2009

Design

2015

Realizzazione

sheets:

Site:

www.bordirossizarotti.it